di Marco Annoni, Bioeticista presso il CNR e la Fondazione VeronesiOgnuno di noi desidera un mondo migliore.
Eppure, pochi arrivano a impegnarsi in prima persona per realizzarlo. Le ragioni sono molteplici. La comprensibile paura di sprecare i propri soldi o tempo. L’idea che alcuni problemi, come la povertà estrema, siano irrisolvibili. O, semplicemente, pensare che la beneficenza sia una questione puramente di sentimenti ed emozioni, di solo cuore.
La buona notizia è che oggi sappiamo non solo che molte di queste idee e pregiudizi sono errati, ma anche che costruire un mondo migliore è davvero possibile grazie alle donazioni efficaci.
Una serie convergente di studi dimostra oramai in modo inequivocabile che ognuno di noi, anche donando molto poco, può fare una reale differenza e salvare molte vite se solo dona alle giuste cause. Alcune charities sono infatti anche centinaia di volte più efficaci di altre, permettendo a chiunque di avere un impatto concreto anche con donazioni molto contenute.
Penso che oggi la domanda fondamentale, dunque, sia di tipo etico: se davvero possiamo salvare o migliorare radicalmente la vita di molte altre persone ed esseri senzienti, che ragione abbiamo per non cominciare a donare parte di ciò che abbiamo alle cause più efficaci?