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Come sconfiggere una causa della fame nel mondo: l’inefficienza del sistema alimentare

Luca Stocco🔸 | 21-07-2026

Se stai cercando come sconfiggere la fame nel mondo, probabilmente pensi che il problema sia produrre più cibo. È la conclusione più naturale, ma è sbagliata. Oggi i terreni agricoli del pianeta producono calorie sufficienti a sfamare, in teoria, circa 14,5 miliardi di persone: quasi il doppio degli 8 miliardi che siamo. Eppure una persona su 12 è ancora denutrita.

Dobbiamo chiederci invece quanto di quel cibo arriva davvero in un piatto: solo la metà. In questo articolo vediamo dove finisce l’altra metà, perché una delle cause principali sono i prodotti animali, e su quale leva puoi agire concretamente. Se preferisci guardare un video, abbiamo trattato lo stesso argomento qui:

In breve

  • Produciamo cibo in eccesso, non in difetto. Le colture del pianeta bastano teoricamente per 14,5 miliardi di persone, ma l’8,2% della popolazione mondiale (una persona su 12) resta denutrita.
  • Solo il 50,1% delle calorie prodotte è disponibile come cibo per gli esseri umani. Il restante 49,9% basterebbe per altri 7,2 miliardi di persone (West et al., 2026).
  • La principale causa di inefficienza sono i prodotti animali. Per una caloria di manzo servono circa 50 calorie di mangime: un’inefficienza superiore al 98%.
  • Stiamo peggiorando. Tra il 2010 e il 2020 la produzione di calorie è cresciuta del 23,9%, ma le calorie disponibili nel piatto solo del 16,6%.
  • La leva più promettente sono le proteine alternative. Rendere le alternative alla carne buone ed economiche quanto la carne è più efficace che chiedere alle persone di mangiarne meno. La organizzazione consigliata è il Good Food Institute.

Domande e risposte rapide

Il mondo produce abbastanza cibo per tutti?

Sì. Nel 2020 i terreni agricoli hanno prodotto calorie sufficienti a sfamare circa 14,5 miliardi di persone, quasi il doppio della popolazione mondiale. La fame non dipende quindi da una carenza di produzione, ma da come vengono usate e distribuite quelle calorie.

Qual è la differenza tra denutrizione e malnutrizione?

La denutrizione è il consumo insufficiente di calorie per condurre una vita normale, attiva e sana. La malnutrizione riguarda invece la qualità della dieta: una persona può mangiare abbastanza calorie (quindi non essere denutrita) e comunque soffrire di carenze di micronutrienti. La FAO misura la “prevalenza della denutrizione”, che nel 2024 era pari all’8,2% della popolazione globale.

Perché produrre carne è inefficiente?

Perché gli animali consumano energia per vivere, muoversi e far crescere parti del corpo che non mangiamo. Per ogni caloria che arriva nel piatto ne servono molte di più sotto forma di mangime: 4 per il latte, 5 per le uova, 8 per il pollo e circa 50 per il manzo. Il manzo è il modo più inefficiente di produrre cibo che conosciamo.

Come si può combattere la fame nel mondo partendo dal cibo che sprechiamo?

Recuperando le calorie perse nella conversione da mangime a prodotti animali. La leva più promettente sono le proteine alternative, che riproducono l’esperienza della carne in modo molto più efficiente. Sostenere organizzazioni come il Good Food Institute, che accelera l’innovazione in questo campo, è un modo concreto per agire su una delle cause del problema.

Produciamo abbastanza cibo per tutti?

Siamo poco più di 8 miliardi di persone, e i nostri terreni agricoli producono calorie sufficienti a sfamare, almeno in teoria, circa 14,5 miliardi di persone. Quasi il doppio. Eppure diverse centinaia di milioni di persone soffrono ancora la fame.

Per capire il paradosso serve prima chiarire cosa significa “soffrire la fame”. La FAO usa la cosiddetta prevalenza della denutrizione: la percentuale di persone che non consumano abbastanza calorie per vivere in modo normale, attivo e sano. È una stima che tiene conto delle calorie disponibili pro capite in un paese, di quanto è diseguale la loro distribuzione e del fabbisogno calorico della popolazione.

Attenzione: si parla solo di calorie, non di qualità della dieta. Ecco perché denutrizione e malnutrizione non sono sinonimi. Una persona può non essere denutrita, cioè mangiare abbastanza calorie, e comunque essere malnutrita, con carenze di micronutrienti. Il dato più recente, del 2024, indica che l’8,2% della popolazione globale è denutrita: una persona su 12, più di mezzo miliardo di esseri umani.

Dove finiscono le calorie che produciamo

Anche se produciamo calorie sufficienti per oltre 14 miliardi di persone, solo metà di quelle calorie è davvero disponibile come cibo per il consumo umano. Prima di vedere dove finisce l’altra metà, una precisazione: la fame ha molte cause, dai prezzi alla povertà, dall’instabilità politica alle guerre, fino allo spreco alimentare. Quella di cui parliamo qui è una causa sola, importante e poco discussa, non “La Soluzione” al problema.

Uno studio pubblicato ad aprile 2026 sulla rivista Environmental Research: Food Systems, intitolato Only half of the calories produced on croplands are available as food for human consumption, ha analizzato le 50 principali colture del pianeta, che insieme forniscono il 97,6% delle calorie che produciamo. I ricercatori hanno ricostruito dove finiscono davvero tutte queste calorie e hanno scoperto che solo il 50,1% viene consumato come cibo dagli esseri umani, o è disponibile al consumo. Nel conto non è nemmeno incluso lo spreco alimentare.

Grafico: solo il 50,1% delle calorie prodotte sui terreni agricoli arriva nel piatto, il 49,9% è perso o destinato a usi non alimentari, abbastanza per sfamare altri 7,2 miliardi di persone. Fonte West et al. 2026.

Vuol dire che il 49,9% delle calorie che produciamo viene destinato ad altri usi o, per la maggior parte, perso a causa dell’inefficienza del sistema. Quelle calorie perse basterebbero da sole a sfamare altri 7,2 miliardi di persone. Una parte finisce in usi non alimentari, soprattutto biocarburanti. Ma la fetta più grande è un’altra: le calorie che perdiamo per l’inefficienza di mangiare prodotti animali.

Perché i prodotti animali sono così inefficienti

Il meccanismo è semplice. Coltiviamo una pianta, la diamo come mangime a una mucca, un maiale o una gallina, e poi mangiamo la carne di quegli animali o prodotti come latte e uova. Ma l’animale consuma energia per vivere, muoversi, mantenere il metabolismo e far crescere parti del corpo che poi non mangiamo, come le ossa. Per ogni caloria che arriva nel piatto, quindi, ne servono molte di più sotto forma di mangime.

ProdottoCalorie di mangime per 1 caloria di ciboInefficienza
Latte interooltre 4~75%
Uova5~80%
Carne di pollo8~87%
Carne di manzo50oltre 98%
Efficienza energetica dei prodotti animali. Fonte: Our World in Data.

Per una caloria di carne di manzo servono circa 50 calorie di mangime: il manzo è uno dei modi più inefficienti di produrre cibo che conosciamo, con un’inefficienza superiore al 98%. E c’è di più: negli anni siamo diventati sempre meno efficienti.

Grafico a barre: tra il 2010 e il 2020 le calorie prodotte sono cresciute del 23,9% ma quelle disponibili nel piatto solo del 16,6%. Fonte West et al. 2026.

Tra il 2010 e il 2020 abbiamo aumentato la produzione di calorie del 23,9%, mentre le calorie effettivamente disponibili per il consumo umano sono cresciute del 16,6%. Sono aumentate entrambe, ma la produzione molto più in fretta: in altre parole, di tutto quello che coltiviamo ne sfruttiamo come cibo una quota sempre minore, perché una fetta crescente finisce in mangime e usi non alimentari.

Come combattere la fame nel mondo: la leva delle proteine alternative

Il consumo di prodotti animali crea inefficienze difficili da giustificare in un mondo dove centinaia di milioni di persone sono denutrite e la popolazione continua a crescere. Crea anche gravi problemi di sostenibilità, sia per il clima che per la biodiversità. Ma questo non significa che la soluzione sia semplicemente convincere le persone a mangiare meno carne.

Conosciamo questi problemi da decenni, eppure dagli anni ’70 a oggi il consumo di carne pro capite è continuato ad aumentare. Convincere le persone a ridurre i prodotti animali resta un’ottima cosa da fare, ma la storia suggerisce che da sola non basta. La risposta più promettente è un’altra: le proteine alternative.

Sono prodotti che ricreano l’esperienza di mangiare la carne in modo molto più efficiente e sostenibile: a partire da vegetali, dalla fermentazione di precisione (come le micoproteine ricavate dai funghi) o dalla carne coltivata, che produce vera carne senza far crescere l’intero animale. Negli ultimi dieci anni la tecnologia ha fatto enormi progressi. Manca l’ultimo chilometro: la parità di gusto e di prezzo. Quando questi prodotti saranno buoni quanto la carne (o di più) e costeranno quanto la carne (o meno), sempre più persone li sceglieranno senza dover rinunciare a nulla.

È per questo che consigliamo il Good Food Institute, una delle organizzazioni benefiche più efficaci per clima e biodiversità secondo i valutatori indipendenti, proprio per la sua capacità di accelerare l’innovazione nel campo delle proteine alternative. Il Good Food Institute stima che per ogni euro donato riesca a mobilitare fino a 25 euro di investimenti pubblici nel settore: una leva sistemica enorme.

In conclusione

Non serve necessariamente produrre più cibo per sconfiggere la fame nel mondo: ne produciamo già abbastanza per 14,5 miliardi di persone. Serve usarlo meglio. Una delle cause meno discusse della fame nel mondo è l’inefficienza dei prodotti animali, e la leva più concreta per un donatore per risolverla è sostenere lo sviluppo di alternative migliori.

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Domande frequenti

Quante persone soffrono la fame nel mondo?

Secondo la FAO, nel 2024 l’8,2% della popolazione globale era denutrito, cioè circa una persona su 12: più di mezzo miliardo di esseri umani. Il dato misura solo l’apporto calorico e non tiene conto della qualità della dieta.

Ridurre lo spreco di calorie eliminerebbe la fame?

No, non da solo. La fame dipende anche da povertà, prezzi, conflitti e accesso al cibo. Recuperare le calorie perse nella filiera è però una leva enorme e trascurata: le sole calorie oggi sprecate basterebbero per 7,2 miliardi di persone in più.

Devo smettere di mangiare carne per aiutare?

Non necessariamente. Ridurre il consumo di carne è utile, ma la storia mostra che le prediche non hanno fermato la crescita dei consumi. Un’azione ad alto impatto, senza cambiare la tua dieta, è sostenere l’innovazione nelle proteine alternative attraverso un ente efficace come il Good Food Institute.


Luca Stocco, direttore di Benefficienza

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