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Quanto guadagno rispetto al resto del mondo?

Molti di noi sottovalutano la propria posizione nella distribuzione della ricchezza nel mondo. Questo succede perché siamo abituati a confrontarci con la distribuzione della ricchezza in Italia, ma i redditi italiani sono già tra i più alti a livello globale. (Clicca qui per saperne di più).

Sei tra le persone più ricche al mondo? Inserisci quanto guadagni nel calcolatore e scopri subito la tua posizione nella classifica globale dei redditi. (Non sai il tuo reddito netto? Calcolalo qui.)

Fonti e metodologia

Questo calcolatore è stato sviluppato da Giving What We Can, con il supporto di Our World in Data, e aggiornato l’ultima volta nel 2024.

Quando pensiamo alla ricchezza e alla povertà, ci concentriamo spesso sulle disuguaglianze all’interno dei singoli Paesi. Ma in realtà, le disuguaglianze tra diversi Paesi sono molto più marcate di quelle interne.

Il nostro calcolatore nasce proprio per aiutarci a prendere coscienza di quanto siamo fortunati, anche se spesso non ce ne rendiamo conto. In questa sezione esploriamo questo tema, confrontando la distribuzione della ricchezza in Italia e nel mondo.

Anche nel nostro Paese esistono profonde disuguaglianze economiche, in crescita da anni.  Secondo il report sulla disuguaglianza di Oxfam Italia, che fa riferimento a stime del 2024:

  • Il 10% più ricco delle famiglie italiane detiene quasi il 60% della ricchezza nazionale.
  • La metà più povera delle famiglie detiene il 7,4% della ricchezza nazionale, circa 8 volte di meno del 10% più ricco.

E negli ultimi 14 anni, questa distanza è aumentata:

  • La quota di ricchezza del 10% più ricco è aumentata di oltre 7 punti percentuali.
  • La quota della metà più povera è diminuita di quasi 1 punto percentuale.

Allo stesso tempo, tendiamo a sottovalutare quanto siamo globalmente benestanti. Anche chi in Italia si trova nella metà più povera appartiene spesso a una minoranza privilegiata a livello mondiale.

Questo grafico mostra la distribuzione della popolazione italiana in base a diverse soglie di povertà globale. Quasi tutti gli italiani (97%) vivono con più di 10 dollari al giorno (in blu), mentre solo lo 0.8% vive in condizioni di povertà estrema (in rosso).

Se confrontiamo il grafico italiano con quello globale, il divario è impressionante.

Nel mondo, meno della metà delle persone vive con più di 10 dollari al giorno (in blu). Una fetta ancora enorme dell’umanità vive con molto meno: centinaia di milioni di persone sopravvivono con meno di 3 dollari al giorno (in rosso), in condizioni di povertà estrema. (Tutte le cifre sono già corrette per il diverso costo della vita nei vari Paesi.)

Negli ultimi 30 anni, abbiamo fatto progressi enormi: la percentuale di persone sotto la soglia più bassa si è ridotta di oltre 4 volte. È una delle conquiste più straordinarie dell’umanità.

Tuttavia, c’è ancora molta strada da fare. La maggioranza della popolazione mondiale continua a vivere con somme che, in Italia, considereremmo insufficienti per vivere dignitosamente.

Il reddito mediano globale (corretto per inflazione e differenze di potere d’acquisto ) è di 228 € al mese. Questo vuol dire che una persona su due vive con meno dell’equivalente di circa 8 euro al giorno. In contrasto, il reddito mediano italiano è di 2503 € netti al mese per nucleo familiare.

Grafico sulla distribuzione della ricchezza mondiale utile per capire quanto guadagno rispetto al resto del mondo: metà della popolazione vive con meno di 6,70$ al giorno, mentre chi vive in Italia è tra i più ricchi al mondo.

Questo confronto aiuta a ridimensionare la nostra prospettiva. Per quanto profonde siano le disuguaglianze interne, come italiani facciamo parte di una minoranza globale benestante. La domanda ora è: perché?

Per citare il titolo di un articolo illuminante dell’economista Max Roser: ciò che più conta per le tue condizioni di vita non è chi sei, ma dove sei.

Può sembrare controintuitivo. Siamo abituati a pensare che il nostro benessere dipenda principalmente da quanto siamo istruiti, da quanto lavoriamo sodo, o dalle scelte che facciamo. Eppure, a livello globale, la variabile più determinante per il nostro reddito è il Paese in cui viviamo.

In particolare, due terzi delle differenze di reddito globali si spiegano semplicemente con il Paese di residenza. E poiché il 97% delle persone vive e muore nel Paese in cui è nato, questo significa che il nostro livello di benessere economico è quasi sempre deciso alla nascita.

Ad esempio, a prescindere dal suo ingegno e impegno, una persona nata in Danimarca avrà quasi certamente un reddito superiore alla media globale (circa 16 dollari al giorno), mentre una persona nata in Etiopia quasi certamente avrà un reddito inferiore.

Grafico che confronta quanto guadagno mediamente in paesi come l’Etiopia (3,30$ al giorno) rispetto alla Danimarca (55$ al giorno), con la media globale a 16$: una panoramica delle disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza nel mondo.

E non si tratta solo di soldi. Dove i redditi sono più alti, le persone vivono più a lungo, perdono meno figli, hanno accesso a cure mediche migliori, acqua potabile, elettricità, mobilità, istruzione e maggiore soddisfazione nella vita.

Le nostre competenze, il nostro impegno, le nostre scelte contano. Ma, come abbiamo visto, tutti questi fattori messi insieme pesano meno di una sola variabile fuori dal nostro controllo: il luogo in cui siamo nati.

Io sono nato in Italia. Presumibilmente, anche tu. E solo per questo, abbiamo avuto accesso a un sistema sanitario, a un’istruzione pubblica, a un’economia sviluppata e a un tenore di vita che ci colloca tra la minoranza benestante del pianeta.

E se siamo onesti, dobbiamo ammettere che questa fortuna non ce la siamo guadagnata. E soprattutto, chi non ha avuto questa fortuna non ne ha colpa. Possiamo quindi voler condividere la nostra fortuna con chi non l’ha avuta.

Potresti pensare che ci pensa già lo Stato, con tasse e welfare, a ridurre le disuguaglianze. Ed è vero, in parte. Ma quella redistribuzione avviene solo all’interno del nostro Paese: quasi nulla arriva a chi vive con pochissimi euro al giorno, dall’altra parte del mondo.

Se vogliamo davvero aiutare chi ha meno, abbiamo un’opportunità concreta: donare una parte del nostro reddito a organizzazioni che supportano (efficacemente) le persone più povere del pianeta.

Fondazione Benefficienza nasce proprio per questo: aiutarti a donare in modo informato e consapevole, così che ogni euro donato possa generare il massimo impatto possibile. Puoi consultare i nostri consigli di donazione nella sezione successiva, oppure prenotare una consulenza gratuita per ricevere supporto personalizzato.

Le organizzazioni benefiche più costo-efficaci

Salute e Povertà

Ente di beneficenza

Malaria Consortium

Ogni giorno, oltre 1.000 bambini muoiono di malaria.

Malaria Consortium fornisce farmaci preventivi che proteggono un bambino per l’intera stagione delle piogge, al costo di meno di 6 €.

Malaria Consortium cover image

Ente di beneficenza

New Incentives

In Nigeria, il 43% dei bambini non riceve le vaccinazioni infantili.

New Incentives incentiva economicamente i genitori a vaccinare i propri figli, aumentando la copertura e salvando vite. Con circa 16 €, un neonato entra nel programma di vaccinazione.

New Incentives cover image

Ente di beneficenza

Helen Keller International

La carenza di vitamina A rende vulnerabili milioni di bambini, causando oltre 200.000 morti ogni anno.

HKI fornisce integratori salvavita a meno di 2 € per bambino all’anno, collaborando con i governi locali.

Helen Keller International cover image

Ente di beneficenza

Against Malaria Foundation

Ogni giorno, oltre 1.000 bambini muoiono di malaria.

AMF distribuisce zanzariere trattate con insetticida che proteggono due persone per due anni, al costo di meno di 5 €.

Against Malaria Foundation cover image

Benessere Animale

Ente di beneficenza

The Humane League

Ogni anno, oltre 80 miliardi di animali soffrono negli allevamenti intensivi.

THL lavora con aziende e istituzioni per migliorare le condizioni di vita degli animali da allevamento, eliminando pratiche crudeli come le gabbie per le galline ovaiole.

The Humane League cover image

Clima e Biodiversità

Ente di beneficenza

Good Food Institute

L’allevamento produce circa il 12–17% delle emissioni di gas serra e occupa l’80% dei terreni agricoli, pur fornendo una quota molto inferiore di calorie e proteine.

Il Good Food Institute lavora per rendere alternative sostenibili alla carne sempre più buone, economiche e accessibili, così da ridurre la dipendenza dagli allevamenti.

Good Food Institute cover image
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Come selezioniamo gli enti di beneficenza?

Ci basiamo sulle analisi di centri di ricerca indipendenti che valutano le organizzazioni benefiche secondo rigorosi criteri di evidenza scientifica, efficacia, trasparenza e costi.

Luca Stocco, direttore di Benefficienza

Domande o dubbi?

Contatta Luca Stocco🔸

Fondatore e Presidente della Fondazione Benefficienza

Sarò felice di supportarti gratuitamente. Chiamami, mandami una mail, o leggi di più e prenota una consulenza gratuita seguendo questo link.

luca@benefficienza.it 3275957743

Il reddito netto è la somma che ti resta effettivamente in tasca, dopo che dal reddito lordo sono stati detratti contributi previdenziali, imposte e le altre trattenute (o le spese se hai partita IVA).

Molte persone non conoscono con precisione il proprio reddito netto annuo. Eppure è proprio questo valore che serve per capire quanto guadagni rispetto al resto del mondo. In questa guida ti spieghiamo come calcolarlo velocemente.

Il salario netto corrisponde alla somma che ricevi in busta paga dopo aver sottratto imposte e contributi.

Se conosci il tuo stipendio lordo annuale, puoi stimare lo stipendio netto usando questo calcolatore online. Se invece preferisci fare il conteggio tu stesso, ecco i passaggi che devi seguire:

Lo stipendio lordo è la somma complessiva che il datore di lavoro ti riconosce prima delle tasse. Non sempre coincide con la RAL.

La RAL (Retribuzione Annua Lorda) è la parte fissa e contrattuale della paga lorda, e include:

  • Lo stipendio mensile lordo
  • La tredicesima (e la quattordicesima, se prevista)
  • Bonus o indennità fissi

Ma non include:

  • Premi variabili
  • Straordinari
  • Benefit (es. auto aziendale, buoni pasto)

Una parte del tuo stipendio viene versata all’INPS per finanziare la pensione e altre tutele (malattia, disoccupazione, maternità, ecc.). La quota a carico del lavoratore si aggira mediamente intorno al 9%.

Sottrai dallo stipendio lordo tale cifra e, se presenti, altre spese deducibili, come:

  • Contributi versati a fondi pensione (fino a 5.164,57 € annui)
  • Assegni periodici al coniuge separato/divorziato
  • Donazioni a enti non profit (in questa pagina spieghiamo come puoi sfruttare i benefici fiscali per aumentare il tuo impatto positivo)

Ciò che ti rimane è il reddito imponibile, cioè la base su cui si calcolano le imposte.

L’IRPEF è l’imposta sul reddito delle persone fisiche. È progressiva, cioè aumenta con l’aumentare del reddito, e viene applicata a scaglioni sul reddito imponibile.

Reddito imponibileAliquota IRPEF
Fino a 28.000 €23%
28.001 – 50.000 €35%
Oltre 50.000 €43%

A questa si aggiungono le addizionali regionali e comunali, cioè le imposte sul reddito da versare alle Regioni e ai Comuni di residenza. In media si aggirano tra l’1% e il 2%.

Le detrazioni sono “sconti” sulle tasse a cui puoi avere diritto in base a:

  • Figli o familiari a carico
  • Coniuge a carico
  • Bonus stabiliti ogni anno (es. ecobonus, bonus ristrutturazioni, ecc.)
  • Donazioni a enti non profit (in questa pagina spieghiamo come puoi sfruttare i benefici fiscali per aumentare il tuo impatto positivo)

Le detrazioni non possono superare l’importo delle imposte dovute. Se sono superiori, semplicemente azzerano l’IRPEF.

Se hai la Partita IVA, puoi stimare il tuo guadagno netto con questo calcolatore online, oppure seguire i seguenti passaggi:

In regime ordinario, devi sottrarre dal fatturato le spese aziendali documentate (cioè quella con fattura intestata con la tua Partita IVA).

In più, in questo regime puoi anche dedurre alcune spese personali (ad esempio, assegni periodici all’ex coniuge o donazioni a enti non profit.) 

In regime forfettario, devi moltiplicare il fatturato per il coefficiente di redditività, che dipende dal codice ATECO e può variare dal 40% all’86%.

I contributi si versano a seconda della tua attività:

  • Albo o ordine: dipende dalle regole della cassa di riferimento.
  • Gestione separata INPS: 26,07% dell’imponibile.
  • Artigiani e commercianti:
    • Contributi fissi: 4.515,43€ per i commercianti e 4.427,04€ per gli artigiani
    • Contributi variabili: percentuali che variano dal 24% al 25,48% applicate sull’imponibile che supera soglie specifiche (18.555 € e 55.440 €)
    • Puoi accedere a uno sconto del 35% se sei in forfettario

In regime ordinario paghi l’IRPEF, che aumenta con l’aumentare del reddito e viene applicata a scaglioni sul reddito imponibile.

Reddito imponibileAliquota IRPEF
Fino a 28.000 €23%
28.001 – 50.000 €35%
Oltre 50.000 €43%

In regime forfettario paghi un’imposta sostitutiva del 15% dell’imponibile (o del 5% nei primi 5 anni di attività).

Se hai la Partita IVA in regime ordinario, puoi usufruire di detrazioni IRPEF, cioè sconti sulle tasse a cui hai diritto in base a:

  • Figli o familiari a carico
  • Coniuge a carico
  • Bonus stabiliti ogni anno (es. ecobonus, bonus ristrutturazioni, ecc.)
  • Donazioni a enti non profit (in questa pagina spieghiamo come puoi sfruttare i benefici fiscali per aumentare il tuo impatto positivo)

Nel regime forfettario non sono previste detrazioni fiscali personali, perché l’imposta sostitutiva si applica su un reddito già ridotto forfettariamente.

Ora che conosci il tuo reddito netto annuale, puoi usarlo per capire quanto guadagni rispetto al resto del mondo.

Con il nostro calcolatore gratuito puoi scoprire:

  • Quante persone guadagnano meno di te,
  • A quale percentile di reddito appartieni,
  • Quanto potresti cambiare la vita di qualcun altro con una piccola parte del tuo reddito.
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